E infatti furono cinque le scuole a fiorire nell'epoca T'ang (608-907), poi Song (960-1127). Le scuole Linji e Caodong dette Rinzai e Sôtô, alla giapponese - sono le più conosciute. Lo zen fu trasmesso in seguito in tutti i paesi esposti all'influenza cinese, in Corea, in Vietnam e anche in Tibet.
Come alcuni altri monaci giapponesi, Dôgen (1200-1253) visitò i grandi monasteri della costa orientale della Cina riportando a casa la semenza dello zen. Qualche generazione dopo, lo zen sarebbe diventato una delle principali scuole buddiste giapponesi.
Lo zen non è né ginnastica, né una tecnica di benessere. Per colui che si consacra alla via dello zen, si tratta di vivere totalmente, col corpo e lo spirito; di impegnarsi a occuparsi di sé come del prossimo; di impegnarsi a confrontarsi con le sue paure e le sue nevrosi.
Secondo una formula classica, la pratica dello zen consiste nel risolvere il grande affare della vita e della morte (Sûtra del loto). Siamo tutti confrontati dalle questioni fondamentali: la sofferenza, lo sconforto, la morte: nostre e degli altri. Sono problemi che ci logorano veramente, e che il buddhismo affronta di petto.
L'esperienza dello zen riposa sull'approfondimento simultaneo delle tre pratiche della meditazione, dell'intelligenza e dell'etica (che corrispondono ai termini sanscriti di dhyâna, prajñâ e sîla).
Insegnare il silenzio interiore, far tacere le lotte e i conflitti era il grande progetto del Buddha per gli uomini. La meditazione è la pratica di questo silenzio. Il Buddha Sâkyamuni ha esclamato: Io e tutti gli esseri della terra intera, simultaneamente, abbiamo realizzato il risveglio. Ciò significa che il mondo intero, che noi stessi, siamo - all'origine - in pace. Praticare la meditazione è realizzare e vivere questa pace.
Misteriosamente, la meditazione non ci dà niente, eppure cambia tutto. Sconvolti dalla scoperta di questa pace, rivisitiamo ognuno dei nostri singoli gesti con intelligenza. I quali sprigionano naturalmente tenerezza, bontà e bellezza. L'etica, parola che esprime la giustezza dei nostri atti, manifesta questa stessa intelligenza, che si realizza pienamente nell'amore e nella compassione. E', questa, l'etica dei bodhisattva: non fare il male, fare il bene e aiutare gli altri. Principi belli e semplici, eppure così difficili da mettere in pratica
Da una quarantina d'anni, il seme dello zen è stato gettato in Occidente. Tanti sono i fiori che da allora sono sbocciati. Sta a noi coglierli.
Versione italiana di Mauro G. A. Rosi. Testo originale.
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